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Non possiamo non pensare che le società sono congiure che soffocano il fratello privato che molte di noi hanno motivo di rispettare, e generano al suo posto un maschio mostruoso, dalla voce prepotente, dal pugno duro, puerilmente intento a tracciare cerchi di gesso sulla superficie della terra, linee di demarcazione mistiche entro le quali vengono ammassati gli esseri umani, rigidamente, separatamente, artificialmente; dove dipinto di rosso e di oro, adorno come un selvaggio di piume, nostro fratello consuma mistici riti e assapora il dubbio piacere del potere e del dominio, mentre noi, le ‘sue’ donne, siamo chiuse a chiave tra le pareti domestiche, senza spazio alcuno nelle molte società di cui la sua società si compone
Le tre ghinee, Virginia Woolf

Philopat e i Massimo Volume

su Genova

Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici.
Daniel Pennac (via apneadiparole)
Io sono un punk
Un fottuto punk
Tu sei un fiore
Tu sei zucchero
Io sono un punk
Un fottuto punk
In una notte tossica
E tu sei una stella
Una stella nel buio
Mirko Pisellini
La strana intimità di quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L’ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco
Castelli di rabbia, Alessandro Baricco
Poi si erano lasciati ma in quel modo che non è un lasciarsi veramente: lui era un po’ matto, lei troppo bella, ma si volevano da morire. Non potevano stare insieme, non potevano stare lontani: non ci esci, da quelle storie.
Alessandro Baricco, Barnum 2. (via cosechenonsaidime)

(Source: lalunereve, via apneadiparole)

aprile 2012, firenze, dintorni e il mare

Non ti senti mai a disagio? chiese Rawlins.
Per cosa?
Non so. Per qualunque cosa. Non ti senti a posto.
Ogni tanto. Se uno sta in un posto sbagliato si sente a disagio. O almeno dovrebbe.
Be’, immagina di essere a disagio e di non sapere perché. Vuol dire che senza saperlo sei in un posto sbagliato?
Che diavolo ti prende?
Non so. Nulla. Canta che ti passa.
Così fece. E cantò: Ti mancherò, ti mancherò, ti mancherò quando me ne sarò andato
Cavalli selvaggi, Cormac McCarthy
Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni.
Stefano Benni (via hastaelsolsiempre)

(via hastaelsolsiempre-deactivated20)

Da qualche parte nella notte vuota i rintocchi di una campana risuonarono e si spensero lontano dove campane non ce n’erano. Sulla superficie ricurva della terra buia e senza luce che sosteneva le loro figure e le innalzava contro il cielo stellato, i due giovani sembravano cavalcare non sotto ma in mezzo alle stelle, temerari e circospetti al contempo come ladri appena entrati in quel buio elettrico, come ladruncoli in un frutteto lucente, scarsamente protetti contro il freddo e i diecimila mondi da scegliere che avevano davanti a sé
Cavalli selvaggi, Cormac McCarthy
E in definitiva, chi eri tu, a vent’anni, e chi erano i tuoi amici, ciascuno con la sua maschera, i comportamenti stilizzati, le interpretazioni della vita al posto della vita vera, i patti di fratellanza che potevano essere violati, se solo riuscivano a tentarti abbastanza le canottiere a costine delle ragazze o il lampo verdazzurro d’uno sguardo che richiamando ti teneva indietro, in un teatrino d’ombre, alla fine, in cui non c’era più posto per i giusti sogni, per immaginare qualcuno come un cigno, e solo si bruciava, d’incazzature e rabbie e seduzioni, in strade e discorsi sempre più poveri, davanti a cui ci si sforzava, disperati e matti, di conferirlo noialtri un senso, intanto che il passo fluviale del mondo, tutti quanti noi ciechi e sordi, ci trascinava…
Tre ragazzi immaginari, Enrico Brizzi
Ma il fatto è che noi eravamo soltanto dei ragazzi in un’epoca che aveva fretta, così che la nostra enorme ricchezza veniva scambiata per quasi nulla, e a forza di sentir suonare questa stolta campana, finivamo per crederlo anche noi, sentendoci inadatti, non bastevoli e perennemente clandestini, anche quando il nostro biglietto era stato pagato per intero
Tre ragazzi immaginari, Enrico Brizzi
Ci si dipingeva ancora la faccia, come nelle foto di marzo, ma la danza esauriva sui colli, con le bottiglie di lambrusco e le ragazze, fino alle ville, a San Luca. Le rivolte invecchiano tutti
Gli anni giovani, Gianni D’Elia

Charles Bukowski, L’amore è un cane che viene dall’inferno. Poesie 1974-1977

Charles Bukowski, L’amore è un cane che viene dall’inferno. Poesie 1974-1977

(Source: hollywoodparty, via apneadiparole)